La magia

Ieri sera, prima di andare a letto, io e il mio bimbo abbiamo sistemato una ciotola di latte, qualche carota (lui ha insistito per aggiungere dei mandarini) in giardino. Gli ho spiegato che servivano per sfamare l’asinello di Santa Lucia, che durante la notte sarebbe venuta a portargli dei regali.

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Troppo.

Mi sento sempre troppo.

Quando sono in mezzo alla gente, mentre cammino per strada o varco l’entrata dell’ufficio al mattino, mi sento troppo… Alta. Il che è assurdo, perché in effetti sono piuttosto bassa. Beh, non sono nemmeno una tappa. Diciamo che la mia altezza è totalmente nella media.

Eppure, mi sento come se emergessi sugli altri. E non in senso positivo!
Mi sento… Esposta, visibile. Sono convinta che tutti mi guardino, anche se in realtà so benissimo che non è così. Ma io vorrei soltanto farmi piccola piccola e sparire…

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Aprire le orecchie, tendere le mani

Da qualche settimana al lavoro seguo una nuova attività, affiancata da una collega che non conoscevo prima, una signora di mezza età. La chiamerò Chiara.
I miei vecchi colleghi mi hanno fatto gli auguri quando hanno saputo di questo spostamento… E ne ho subito capito il motivo.

Chiara è totalmente dedita al lavoro. Non fa pause pranzo, raramente va a prendere il caffè, se oso distrarmi un secondo mi chiede a che punto sono con le pratiche da sbrigare.

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Tanti auguri a noi

Sette anni fa ho scoperto che io e mio marito non possiamo avere figli.
Non in modo naturale, almeno.

Mi è sempre stato ripetuto che sono nata per errore. Che sono uno sbaglio.
Avevo due possibilità: lasciare che questa consapevolezza influenzasse e distruggesse la mia vita, o impegnarmi per trasformare la rabbia in amore, e salvarmi.

Ho scelto la seconda opzione.

Ed è per questo che ho sempre desiderato diventare madre. Desideravo poter amare un figlio come io non ero mai stata amata.
La scoperta dell’infertilità è stato l’ennesimo colpo basso da parte di un destino che mi aveva già rubato tanto, troppo…

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Domani saremo ancora donne

Le giornate dedicate a qualsiasi cosa mi mettono ansia.
Vedo che tutti si sentono in dovere di scrivere perle di saggezza sui social, condividere i loro pensieri, naturalmente per poter attirare quanti più like possibile.

Non sto dicendo che queste iniziative non siano utili, anzi. Servono per attirare l’attenzione su una determinata tematica, per riflettere, approfondire, manifestare…
Ma poi, cosa cambia?

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Il mio cuore è trasparente

La maggior parte delle persone che incontro ogni giorno è capace di tenere a freno le emozioni, mascherarle, ignorarle. Di controllare le reazioni del proprio corpo.
Io, no.

La cosa che odio più di me stessa è la mia sincerità.
Sono sincera, senza volerlo.

Assorbo le emozioni come una spugna, difficilmente riesco a lasciarle andare… Quelle positive sono le prime ad evaporare, mentre l’ansia, la tristezza, la paura, restano a macinare dentro di me, ad annerirmi l’animo.
Basta guardarmi negli occhi per capire cosa provo. Mi sento perennemente nuda davanti agli altri.

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Perché la normalità fa tanta paura?

I miei genitori mi regalarono il primo computer quando avevo 15 anni.

Per me fu un sogno diventato realtà: finalmente potevo scrivere i miei racconti al pc e non più con la vecchia macchina da scrivere di mio padre (fare le correzioni era un dramma!).
Mi innamorai subito della Rete, così piena di possibilità, fonte di conoscenza e mezzo per stringere nuove amicizie. Per una ragazzina timida come me era bellissimo poter parlare con altri ragazzi senza doverci “mettere la faccia”. Potevo essere tutto ciò che volevo.

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