DOC

Soffro di DOC quando ero solo una bambina.
Ricordo che già i primi anni delle elementari perdevo tempo in lunghi e faticosi “rituali”. Se non l’avessi fatto, di certo cose terribili sarebbero accadute… O, almeno, era questo di cui era convinta la mia mente.

Sapevo che il mio comportamento ero anomalo, e me ne vergognavo; nessuno conosceva questo mio segreto.
Ovviamente a quel tempo non potevo sapere come si chiamasse questo disturbo, e neppure di soffrirne.

È probabile che neppure voi sappiate cosa significhi questa sigla…

DOC: “Disturbo ossessivo compulsivo”.
Lascio che Google vi erudisca sul suo significato.

Avete fatto la ricerca?
Bene.

Da quando ero bambina combatto contro pensieri intrusivi, ossessivi, terribili e insensati.
Immagino che tutti voi ne abbiate, ma i miei non mi lasciano tregua. Non riesco a metterli a tacere. Sono pensieri orribili, di tragedie e morte che colpiscono me o i miei cari.
Nonostante la mia bassa autostima, mi sento perennemente come se avessi l’intero mondo sulle mie spalle. Come se tutto, il bene e il male, dipendesse da me.

È stupido, vero? E assurdo… Lo so.

Beh, vi sembrerà ancora più sciocco sapere che, ormai da più di vent’anni, cerco di combattere questi pensieri intrusivi, di allontanare le disgrazie, attraverso dei rituali.
No, non seguo strane religioni pagane, non sono una strega, non faccio riti voodoo né danze propiziatorie.
I miei rituali li invento io.

Ecco perché da bambina, prima di andare a letto, facevo quindici giravolte su me stessa, poi aprivo e chiudevo la porta per sette volte, in seguito sbattevo gli occhi per cinque, toccavo tutti i libri della mia libreria in un certo ordine, recitavo a bassa voce una specie di mantra inventato da me.

I numeri di volte in cui eseguivo queste azioni non erano casuali. Ero convinta che ci fossero numeri “buoni” e numeri “cattivi”. Ad esempio, il tre è buono, così come tutti i suoi multipli. Anche il cinque va bene. L’undici no, per niente. E neppure il sedici. O il trentadue.

Specifico che non sono mai stata superstiziosa, anzi, ho sempre deriso chi si comporta come tale…

Avevo rituali da eseguire scrupolosamente anche prima di uscire di casa, o mentre camminavo per strada.

Ho sempre saputo che questo mio comportamento è assurdo. Riuscivo a vedermi dall’esterno e dicevo a me stessa: “Ma la vuoi smettere? Sei ridicola!”

Eppure no, non riuscivo a smettere.

Non ho smesso neppure in età adulta.

Non avete idea di quante maniglie abbia rotto in casa, a furia di aprirle e chiuderle innumerevoli volte, e di quante litigate abbia sostenuto con Marito per questo.
Lui non ha mai capito quanto le mie ossessioni fossero forti. Forse gli faceva paura affrontare la realtà. I problemi non piacciono a nessuno. Nessuno vuole avere a che fare con qualcosa che esula dalla normalità che conosciamo. Una normalità che in realtà non esiste, se non nei nostri sogni!

Anche mia madre soffriva di DOC.

Solo da adulta, cinque anni fa all’incirca, ho scoperto che il mio disturbo ha un nome, e di non essere l’unica a soffrirne. E ho scoperto anche che le circostanze ambientali, oltre a quelle genetiche, giocano un grande ruolo nella trasmissione di questo disturbo.

Quindi mia madre, oltre ad avermi donato un’infanzia priva di amore con tutte le conseguenze che questo ha portato, mi ha pure “attaccato” questo piacevolissimo DOC.
Grazie, Ma’.

Ed è per questo che ho cercato di guarire. Per mio figlio. Per PuntinoLuminoso. Non mi potrei mai perdonare se lo “contagiassi” con le mie stesse ossessioni.

Non posso dire di essere guarita del tutto, ma da quando PuntinoLuminoso è entrato nella mia vita sono migliorata tantissimo, senza alcun farmaco, ma solo grazie alla mia forza di volontà (e con questo non voglio demonizzare i farmaci, non è sempre possibile salvarsi dalle situazioni solo grazie alla determinazione, e io lo so bene!).

Devo anche ammettere che con un bambino piccolo sarebbe difficile trovare il tempo per dei “rituali”! Non riesco neppure a fare la cacca in pace al mattino!

Talvolta mi viene ancora l’istinto di aprire e chiudere le porte tante volte, di girare le manopole del gas… Ma ogni volta mio figlio mi viene vicino, mi guarda con i suoi grandi occhi pieni di curiosità, e comincia ad imitarmi… E allora io mi immobilizzo, gli dico che è tardi e ci dobbiamo sbrigare, che la casa è al sicuro e possiamo uscire.

“Va tutto bene,” gli dico.

Non ci credo del tutto, ma per il suo bene, e per il mio, devo riuscirci.

Quando la mia mente viene invasa da pensieri che non mi danno tregua, mi impegno con tutte le mie forze per scacciarli, dicendomi che sono, appunto, soltanto pensieri… Come dei piccoli demoni che vogliono ferirmi, dai quali non posso farmi dominare.

Non è facile imparare a conoscere e controllare la propria mente, le proprie emozioni, e solo ora, dopo tanto tempo che ci provo, sto iniziando a riuscirci.

Non è facile per me parlare di tutto questo… Suppongo che molte persone sgraneranno gli occhi leggendo questo racconto, ma so anche che in tanti possono ritrovarsi in queste mie sensazioni…

Una cosa importante che ho imparato nella vita è che non siamo mai veramente soli. Se ci sforziamo per trovare il coraggio di aprire il nostro cuore, riusciremo a trovare finalmente un essere umano che porta sulle spalle il nostro stesso peso, che ha il cuore devastato da cicatrici che assomigliano alle nostre…

Per cento persone che non possono capirci, che magari ci deridono, ce ne sarà una che sarà grata per il nostro coraggio di aprirci al mondo.

Immagine da Pixabay

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