Natale

Il Natale scatena in me emozioni contrastanti.

Amo allestire il nostro albero di Natale, spelacchiato ma bellissimo, insieme al mio bimbo, e il presepe, a cui manca sempre qualche statuetta (quest’anno ho perso un Re Magio!)
Riempire la casa di addobbi di dubbio gusto, almeno secondo Marito.
Preparare il calendario dell’Avvento per mio figlio.
Leggergli favole e guardare cartoni a tema natalizio.
L’odore di cannella. Le candele accese. I regalini inaspettati da parte delle colleghe. Le luci che illuminano il centro. Mi piacciono persino quegli orribili Babbo Natale che si arrampicano per le facciate delle case!

Amo passare la Vigilia insieme a Marito e PuntinoLuminoso, e poi andare alla Messa di mezzanotte, nella chiesa in centro, dove ci siamo sposati, e fermarci al bar in piazza a bere qualcosa, prima di tornare a casa e crollare dalla stanchezza.

Eppure, il Natale riporta in vita tanti ricordi tristi…

Dicembre è sempre stato un mese agrodolce, per me.

Era dicembre, parlo di diversi anni fa, ormai, quando iniziai a nutrire dei dubbi sulla fertilità mia e di Marito, e cominciai a sottopormi alle prime analisi.

Sempre a dicembre ricevetti l’annuncio di gravidanza di un’amica che, fino a pochi mesi prima, diceva: “Io, mocciosi? Mai!”

E quando la verità venne a galla, quando io e Marito scoprimmo di non poter avere figli, ecco, da quel giorno il Natale si trasformò in una festa molto triste, tanto che ogni anno mi rifiutavo di celebrarlo… Ma, ovviamente, alla fine cedevo sempre.
Ricordo che un anno mi ritrovai ad allestire l’albero il 24 dicembre… Ancora non potevo sapere che l’anno successivo avrei festeggiato il Natale con un neonato tra le braccia!

Quando ero bambina adoravo il Natale. Era l’unico giorno in cui mangiavo insieme ai miei genitori. L’unico giorno in cui potevo fingere che la mia fosse una famiglia “normale”.
Andavamo a pranzo ogni anno dalle “nonne”. Nonna Luisa e bisnonna Nella, rispettivamente madre e nonna di mia mamma.
Erano donne forti, piene di dolcezza e dignità, totalmente diverse da mia madre. Al contrario di lei, amavano cucinare, amavano la casa, la famiglia. Cucinavano sempre piatti buonissimi. Le amavo.

Per Santo Stefano io e mio padre, da soli, andavamo a pranzo dai nonni paterni. Mia madre e i miei nonni si sono sempre cordialmente detestati, e non ho mai passato un giorno insieme a tutta la mia famiglia, unita.
Nessuno ha mai saputo quanto questo mi rendesse triste.
Da bambina ero solita tenere tutte le mie emozioni ben nascoste dentro di me… Chissà, forse è per questo che sono diventata un’adulta che non riesce a nascondere alcun sentimento, a cui si legge tutto in faccia!

Ero sballottata da una casa all’altra, ogni parente aveva una parola cattiva sull’altro…
Forse credevano che non capissi, che fossi troppo piccola, eppure capivo benissimo.
Capivo che potevo sforzare la mia immaginazione finché volevo, ma la mia non sarebbe mai stata una famiglia normale. E la colpa non era mia.

Ero solo una bambina quando promisi a me stessa che la mia famiglia, quella che un giorno mi sarei costruita, sarebbe stata molto diversa.

Ed è quello che auguro a tutti voi.
Vi auguro di passare il Natale con le persone che amate. Non con quelle con cui siete costrette a stare, non con quelle che vi sono capitate per colpa del destino…

Vi auguro di riuscire a costruirvi la vostra serenità.
Nonostante tutto, nonostante tutti.
E di vivere un sereno Natale.

Auguri a tutti.
Eva.

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