Fallire.

Gli ultimi giorni sono stati folli, frenetici, impegnativi.

Non ho avuto un minuto di tempo libero, tra il lavoro che mi ha completamente assorbita, l’influenza, la gestione di casa e famiglia e la preparazione di un esame difficile che… Ho fallito.

Il mio primo fallimento. In ambito universitario, si intende. Nella vita ho già dato.

Ho interrotto una serie decisamente positiva; nonostante il lavoro, la famiglia, i mille impegni, posso vantarmi di avere una media alta, di cui vado fiera.

Non ho preso questo insuccesso in maniera tanto negativa, non come i miei compagni di studio almeno, che come me sono stati stroncati (e shoccati) da un esame particolarmente difficile.

Quando ho iniziato questa avventura (perché iscriversi all’università in età adulta è una vera e propria sfida!), non sapevo bene cosa aspettarmi… Ho cercato di non mantenere le aspettative troppo alte; anzi, in realtà non avevo nessuna aspettativa.

Quando finalmente ho trovato il coraggio per immatricolarmi mi sono detta: “Non so come andranno le cose, non so se ci arriverò in fondo, ma io darò sempre il massimo.”

E così ho fatto. E ho visto che ce la posso fare! Un solo fallimento non può determinare la fine di questa avventura; al contrario, una volta svanita la delusione mi sono sentita piena di carica per dare e fare ancora meglio, d’ora in poi.

Mi è venuto in mente l’esame di quinta elementare… Io sono sempre stata molto brava a scrivere, la preferita di tutti gli insegnanti di italiano e letteratura, fin da bambina.

Ero quella che a scuola consegnava il tema per prima, e riempiva almeno otto pagine di foglio protocollo con la sua calligrafia piccola e pulita. Ero molto timida, non amavo parlare, ma di scrivere sono sempre stata capace. Quando sono china su un foglio (o davanti ad un foglio di Word!) non mi mancano mai le parole…

L’esame di quinta elementare, dicevo.

Ecco, quella volta il mio compito di italiano fu un fallimento. Avevo cercato di strafare, ed ero andata fuori tema. Il mio insuccesso lasciò di stucco tutti, compagni e maestri.

Io non mi agitai più di tanto. Insomma, sapevo che era statisticamente impossibile non fallire mai un compito! E mi ritrovai a consolare un compagno di classe, molto studioso, il classico secchione, che come me aveva sbagliato l’esame. Gli dissi che non era la fine del mondo. Che eravamo bravi lo stesso. Che ci saremmo rifatti.

Sono le stesse cose che ho ripetuto ieri ai miei compagni.

Sono abituata a cadere. E a precipitare in burroni ben più profondi rispetto a quelli dove cadi quando, semplicemente, sbagli un esame… Ho fallito prove ben più importanti, nella vita.

E so che, una volta che sei caduto, non importa quanto in basso, non puoi far altro che risalire.

Il mio fallimento di ieri mi ha portata a ripensare a tutto ciò che ho sbagliato nella vita. Agli insuccessi, alle prove abbandonate a metà, a quelle mai iniziate…

E mi sono detta che, nonostante tutto, sono brava. Perché continuo a provarci. Continuo a provare a vivere, a cercare la mia strada. C’è stato un momento (forse più di uno), in cui ho pensato che non ne valesse più la pena. Di vivere, intendo. Davvero.

E, invece, sono ancora qui. Ho ancora la possibilità di provarci. Di vincere, qualche rara volta. E di sbagliare.

Non è bellissimo?

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