La ruota di scorta dell’ultima ruota del carro

Lavoro nella stessa azienda da ben dodici anni.

Nel primo ufficio in cui sono stata collocata sono rimasta per otto anni, e lì ho avuto la possibilità di specializzarmi, acquisire competenze specifiche, di diventare la più esperta tra i miei colleghi, tanto da insegnare ai nuovi arrivati.
In otto anni non ho mai avanzato alcuna pretesa di promozione, di premi, ma ho accettato ogni richiesta che mi è stata fatta: partecipare a progetti impegnativi, recitare in un ridicolo video aziendale (sigh), entrare a far parte di una task force…

Non ho mai avuto nulla, neppure un premio da un euro, con grande stupore dei miei colleghi anziani, che hanno sempre creduto che io abbia tenuto nascosto chissà quali “buste”…!

Negli ultimi quattro anni, ovvero da quando è nato mio figlio (e no, non è una coincidenza), sono stata sballottata da un ufficio all’altro, a svolgere lavori completamente diversi dall’ambito in cui mi sono specializzata, e dove credevo che sarei cresciuta, professionalmente e umanamente parlando.
Ho perso tutte le mie competenze, ho vissuto periodi molto brutti di mobbing e litigi con i colleghi, e mi sono dovuta costruire una nuova immagine e una nuova professionalità.

Da qualche mese a questa parte sembro aver trovato la mia collocazione definitiva, almeno per qualche anno, spero…
E ora ho ricominciato a pensare alla mia crescita professionale. Sono rimasta praticamente l’unica persona, nel gruppo di giovani assunti con me nel lontano 2007, a non aver ricevuto ancora alcuna gratifica, né in denaro, né come grado.

Non ho mai avuto davvero tempo e modo di pensare alla carriera. Ho avuto tanti problemi famigliari, affrontato anni di psicoterapia, poi mi sono sposata, ho avuto difficoltà ad avere un figlio, impiegato ben quattro anni per riuscire a diventare madre!
E poi, inevitabilmente, sono stata totalmente assorbita dal mio ruolo di mamma.
In tutti questi anni, comunque, mi sono sempre impegnata durante le ore lavorative, dando anche di più di quello che avrei dovuto e potuto dare, ricevendo attestati di stima da tutti.
Eppure, nessuna gratifica “concreta”.
Non ci ho mai fatto particolarmente caso, per me il lavoro era solo un mezzo per ottenere lo stipendio.

In questo ultimo periodo, però, la mia visione è cambiata.
E ho capito che vorrei qualcosa in più dal luogo dove passo la maggior parte delle mie giornate.
Non vorrei fare questo lavoro per tutta la vita, ma, finché sono lì, vorrei farmi valere.
Ottenere ciò che mi spetta.

Proprio ieri ho letto un articolo sui motivi per cui le donne faticano a fare carriera, più degli uomini.
No, non parlava di sessismo, che comunque, diciamo la verità, è ancora un problema ahimé attuale.
Nella mia azienda sono molte le donne in carriera e responsabili di ruoli importanti, nonostante tutte siano state costrette a subire una specie di punizione dopo aver avuto un figlio… Quindi, il fatto di essere donna non è il motivo del mancato riconoscimento dei miei meriti, fino ad ora.
L’articolo parlava di come le donne siano insicure e credano poco in se stesse, e di come questo sia il motivo che blocca la loro crescita professionale. Gli uomini, insomma, sono capaci di “vendersi meglio”, anche quando le loro competenze sono inferiori a quelle di una donna.
Non amo queste generalizzazioni, ma non ho potuto fare a meno di chiedermi se non sia questo il mio problema.
Che io sia un’insicura cronica, su questo non ci piove.
Mi piace ostentare sicurezza, ma la mia bassa autostima è evidente a chiunque.

Non ho mai pensato veramente di meritarmi un premio, o un posto di rilievo, nella mia azienda. Soprattutto nel secondo caso, non ho mai pensato di poterne sopportare la pressione, o di esserne all’altezza.

Ma è davvero così?

No, non credo.
Io valgo molto di più di quello che credo.
Ho cominciato a capirlo da qualche tempo a questa parte… Soprattutto da quando mi sono iscritta all’università e ho visto, numeri alla mano, quello che valgo.
No, non è un voto che definisce il mio valore, così come non lo è la cifra dello stipendio o il mio inquadramento professionale… Ma tutto questo definisce il valore che gli altri mi attribuiscono… Ed è questo valore a determinare la carriera di una persona.

Ho cominciato a pensare che potrei farcela davvero. A crescere professionalmente. A smetterla di (pensare di) essere la ruota di scorta dell’ultima ruota del carro

Ma, se non sono io la prima ad esserne convinta, come posso sperare che i miei capi lo capiscano?

Se continuo a comportarmi come se fossi invisibile, così verrò considerata da tutti…

Le persone – sia uomini che donne – che ho visto fare carriera, sono, invece, rumorosi. Sì, fanno un gran rumore, soprattutto quando devono elogiare se stessi o far vedere quanto lavorano…

Io, al contrario, lavoro a testa bassa, spesso i miei capi non sanno neppure quello che sto facendo. Forse a volte pensano che non stia facendo un cavolo, e non mi è mai importato.

Non sono capace di vendere me stessa. Ma imparerò a farlo, anche se è una cosa che ho sempre odiato.

Lo imparerò a fare perché è l’unico modo per ottenere ciò che so di meritare!

Se vogliono che faccia rumore… Farò rumore.

E voi? Come vi trovate sul posto di lavoro? Pensate che il vostro valore vi venga riconosciuto?

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