Cosa vuol dire essere ipersensibile?

Da bambina ero convinta che il mondo intero fosse come me.

Che tutti si mettessero a piangere davanti all’arcobaleno.

Che il cuore di ogni essere umano si stringesse in una morsa vedendo una vecchina camminare curva per strada.

Che chiunque si sentisse in colpa dopo aver (involontariamente, ovvio!) schiacciato una formica. Nella mia mente era inconcepibile che qualcuno potesse farlo di proposito!

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Supereroi

In questo mondo non c’è spazio per le imperfezioni.
Le incertezze. Le paure. Le debolezze. I malumori.

Il mondo ci vuole tutti belli. Perfetti. Amabili. Socievoli. Coraggiosi.

Dei supereroi, in pratica.

Conosco molte persone che si sentono “super”.
Io, invece, mi sento, semplicemente… Un essere umano.
Ammetto di poter sbagliare. Di avere dei limiti. Cerco di superarli, quando posso, ma con il tempo ho imparato ad accettarli.

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Ipersensibilità: dono e condanna

Essere una persona altamente sensibile è un dono e una condanna, al tempo stesso.

Io sento. Sento tutto.

Sento tutto in maniera molto più amplificata rispetto alle altre persone.

Ne sono sempre stata consapevole, fin da bambina.
Non riuscivo, come facevano i miei compagni di classe, a deridere i ragazzini più sfortunati di me.
Mi sentivo il cuore stringere in una morsa quando vedevo una persona anziana camminare lentamente per la strada.
Provavo un enorme senso di colpa se per sbaglio pestavo una formica, e stavo male se mio padre uccideva un ragno in casa.

Diventando adulta queste sensazioni si sono fatte sempre più forti, perché ovviamente sono sempre più consapevole della sofferenza che ogni giorno si manifesta attorno a noi.

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Il pianerottolo

Se qualcuno mi chiedesse qual è il ricordo più vivido della mia infanzia, mi verrebbe subito in mente questa immagine: una bambina ferma immobile nel bel mezzo di un pianerottolo, davanti al portone della casa dove abitava con i suoi genitori.

Quella bambina, naturalmente, ero io.

Una volta tornata da scuola con il pullman ero costretta a trascorrere, ogni dannato giorno, un tempo infinito su quel pianerottolo.
Mia madre conosceva benissimo l’orario del mio rientro da scuola, eppure, ogni giorno, all’ora di pranzo telefonava al suo amante, con cui si intratteneva per ore.

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