Calore

Fino all’ultimo istante di lavoro, ovvero le ore 13 della Vigilia, mi sono dovuta sorbire le lamentele delle colleghe che per queste feste avrebbero dovuto ospitare mille parenti, occuparsi di fare da mangiare e pulire meticolosamente casa, per poi ritrovarsela sottosopra a causa dello scompiglio portato da tutti i bimbi – figli, nipotini, cuginetti – che li sarebbero venuti a trovare.

Ho dovuto pazientemente consolare chi mi ha confessato di essere ingrassato da inizio dicembre a causa di tutti gli aperitivi, le cene e gli apericena in compagnia degli amici.

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Natale

Il Natale scatena in me emozioni contrastanti.

Amo allestire il nostro albero di Natale, spelacchiato ma bellissimo, insieme al mio bimbo, e il presepe, a cui manca sempre qualche statuetta (quest’anno ho perso un Re Magio!)
Riempire la casa di addobbi di dubbio gusto, almeno secondo Marito.
Preparare il calendario dell’Avvento per mio figlio.
Leggergli favole e guardare cartoni a tema natalizio.
L’odore di cannella. Le candele accese. I regalini inaspettati da parte delle colleghe. Le luci che illuminano il centro. Mi piacciono persino quegli orribili Babbo Natale che si arrampicano per le facciate delle case!

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Stupido, stupido cuore

Ieri ho rivisto mio padre.

Ci siamo parlati l’ultima volta tre anni e mezzo fa, quando l’ho incontrato per caso al supermercato.
Quella è stata l’unica volta in cui abbia visto mio figlio, il suo unico nipote, e l’ultima in cui abbia incontrato la sottoscritta…. Ovvero la sua, altrettanto unica, figlia.

Prima di allora, ci eravamo incontrati nel 2013 (di nascosto da mia madre, che è sempre stata gelosa di noi – giusto per farvi capire in che famiglia disfunzionale sono cresciuta).

Incontro che mi fece capire che avevo perso per sempre mio padre, e che non ci saremmo mai più ritrovati. Soprattutto, che a lui non interessava affatto ritrovarmi.

Ieri l’ho visto solo per un attimo, io ero in macchina e lui stava andando in bici nella direzione opposta. Non mi ha vista.
E’ cambiato tantissimo. I suoi capelli erano tutti argentati. Beh, è normale, dato che ha quasi 60 anni.

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La valigia in un angolo, i sogni nel cassetto

Da anni tengo una valigia, un piccolo trolley, in un angolo della camera.

Non è che viaggi così spesso da doverla tenere sempre pronta all’uso, purtroppo, però è lì, e non mi va di spostarla.

Ogni sera, prima di andare a letto, il mio sguardo si posa su quel trolley. E ogni sera sogno di riempirlo e di scappare via. Lontano. Lontano.

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Sangue.

Quando mi fermo un attimo a pensare, realizzo cose incredibili.

Ad esempio, mi sono resa conto che l’unica persona con cui abbia un legame di sangue e che sia oggi presente nella mia vita è… Mio figlio.

Non ho nessun altro, legato a me in maniera così indissolubile, vitale, naturale…

Nessuno che mi ami, almeno.

Non mi sono mai curata molto dei legami di sangue. Non ho mai considerato i famigliari, i parenti, più importanti delle altre persone nella mia vita.
Ho sempre creduto che i legami che costruiamo nella nostra esistenza vadano al di là del puro e semplice sangue.

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Il pianerottolo

Se qualcuno mi chiedesse qual è il ricordo più vivido della mia infanzia, mi verrebbe subito in mente questa immagine: una bambina ferma immobile nel bel mezzo di un pianerottolo, davanti al portone della casa dove abitava con i suoi genitori.

Quella bambina, naturalmente, ero io.

Una volta tornata da scuola con il pullman ero costretta a trascorrere, ogni dannato giorno, un tempo infinito su quel pianerottolo.
Mia madre conosceva benissimo l’orario del mio rientro da scuola, eppure, ogni giorno, all’ora di pranzo telefonava al suo amante, con cui si intratteneva per ore.

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