Tanti auguri a noi

Sette anni fa ho scoperto che io e mio marito non possiamo avere figli.
Non in modo naturale, almeno.

Mi è sempre stato ripetuto che sono nata per errore. Che sono uno sbaglio.
Avevo due possibilità: lasciare che questa consapevolezza influenzasse e distruggesse la mia vita, o impegnarmi per trasformare la rabbia in amore, e salvarmi.

Ho scelto la seconda opzione.

Ed è per questo che ho sempre desiderato diventare madre. Desideravo poter amare un figlio come io non ero mai stata amata.
La scoperta dell’infertilità è stato l’ennesimo colpo basso da parte di un destino che mi aveva già rubato tanto, troppo…

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È stato il bambino con la maglietta grigia

Mio figlio, soprannominato PuntinoLuminoso, ha un ritardo del linguaggio piuttosto importante.
A quasi 4 anni, praticamente ancora non parla e il suo vocabolario è formato da pochissime parole.

Mi sono accorta che c’era qualcosa che non andava quando aveva solo due anni. Tutti, parenti compresi, dicevano: “prima o poi inizierà a parlare e non lo sopporterai più!”, ma io ho seguito il mio istinto e ho parlato della questione con la pediatra.

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Sangue.

Quando mi fermo un attimo a pensare, realizzo cose incredibili.

Ad esempio, mi sono resa conto che l’unica persona con cui abbia un legame di sangue e che sia oggi presente nella mia vita è… Mio figlio.

Non ho nessun altro, legato a me in maniera così indissolubile, vitale, naturale…

Nessuno che mi ami, almeno.

Non mi sono mai curata molto dei legami di sangue. Non ho mai considerato i famigliari, i parenti, più importanti delle altre persone nella mia vita.
Ho sempre creduto che i legami che costruiamo nella nostra esistenza vadano al di là del puro e semplice sangue.

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