Tanti auguri a noi

Sette anni fa ho scoperto che io e mio marito non possiamo avere figli.
Non in modo naturale, almeno.

Mi è sempre stato ripetuto che sono nata per errore. Che sono uno sbaglio.
Avevo due possibilità: lasciare che questa consapevolezza influenzasse e distruggesse la mia vita, o impegnarmi per trasformare la rabbia in amore, e salvarmi.

Ho scelto la seconda opzione.

Ed è per questo che ho sempre desiderato diventare madre. Desideravo poter amare un figlio come io non ero mai stata amata.
La scoperta dell’infertilità è stato l’ennesimo colpo basso da parte di un destino che mi aveva già rubato tanto, troppo…

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W la libertà

Qualche mattina fa ho accompagnato mio figlio all’asilo, come al solito. Dopo averlo salutato mi sono fermata nell’atrio all’ingresso per rimettermi le scarpe (per motivi igienici non si possono tenere all’interno dell’asilo).
In quel momento è entrato un giovane papà con il suo bimbo, che avrà avuto 18 mesi.
Il bimbo continuava a fissare le mie scarpe, mentre le indossavo. Quel giorno avevo degli stivaletti con il tacco.
“Ti piacciono le mie scarpe, piccolino?” ho chiesto al bimbo, così, per scherzare.
In tono decisamente troppo serio per essere solo le 7.30 del mattino, il papà è intervenuto dicendo: “Meglio di no, eh, Paolo… Quelle scarpe sono da femmina, non guardarle!”

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Stupido, stupido cuore

Ieri ho rivisto mio padre.

Ci siamo parlati l’ultima volta tre anni e mezzo fa, quando l’ho incontrato per caso al supermercato.
Quella è stata l’unica volta in cui abbia visto mio figlio, il suo unico nipote, e l’ultima in cui abbia incontrato la sottoscritta…. Ovvero la sua, altrettanto unica, figlia.

Prima di allora, ci eravamo incontrati nel 2013 (di nascosto da mia madre, che è sempre stata gelosa di noi – giusto per farvi capire in che famiglia disfunzionale sono cresciuta).

Incontro che mi fece capire che avevo perso per sempre mio padre, e che non ci saremmo mai più ritrovati. Soprattutto, che a lui non interessava affatto ritrovarmi.

Ieri l’ho visto solo per un attimo, io ero in macchina e lui stava andando in bici nella direzione opposta. Non mi ha vista.
E’ cambiato tantissimo. I suoi capelli erano tutti argentati. Beh, è normale, dato che ha quasi 60 anni.

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Sangue.

Quando mi fermo un attimo a pensare, realizzo cose incredibili.

Ad esempio, mi sono resa conto che l’unica persona con cui abbia un legame di sangue e che sia oggi presente nella mia vita è… Mio figlio.

Non ho nessun altro, legato a me in maniera così indissolubile, vitale, naturale…

Nessuno che mi ami, almeno.

Non mi sono mai curata molto dei legami di sangue. Non ho mai considerato i famigliari, i parenti, più importanti delle altre persone nella mia vita.
Ho sempre creduto che i legami che costruiamo nella nostra esistenza vadano al di là del puro e semplice sangue.

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Correre

Adoro correre al mattino presto, quando la città è ancora addormentata e le strade sono vuote.
La corsa è il mio irrinunciabile rituale domenicale, se per cause di forza maggiore sono costretta a saltarlo mi sento fisicamente male. E in colpa verso me stessa.

Non sono mai stata una grande sportiva, anzi, fino a poco più di due anni fa prendevo pesantemente per i fondelli i “runner” della domenica mattina.
Non avevano niente di meglio da fare?

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Il pianerottolo

Se qualcuno mi chiedesse qual è il ricordo più vivido della mia infanzia, mi verrebbe subito in mente questa immagine: una bambina ferma immobile nel bel mezzo di un pianerottolo, davanti al portone della casa dove abitava con i suoi genitori.

Quella bambina, naturalmente, ero io.

Una volta tornata da scuola con il pullman ero costretta a trascorrere, ogni dannato giorno, un tempo infinito su quel pianerottolo.
Mia madre conosceva benissimo l’orario del mio rientro da scuola, eppure, ogni giorno, all’ora di pranzo telefonava al suo amante, con cui si intratteneva per ore.

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Un’estranea in questo mondo

Mi sono sempre sentita un’estranea in questo mondo.
Già quando ero solo una bambina mi ponevo domande che non sfioravano neppure le menti dei miei coetanei (e credo di poter dire che oggi nulla è cambiato).

Mi chiedevo chi fossi. Chi volessi essere. Che scopo avesse la mia vita. Se avesse senso cercarne il senso (scusate il gioco di parole), o se fosse un’inutile perdita di tempo.

Non mi sono mai sentita al mio posto, neppure nella mia famiglia. Soprattutto nella mia famiglia.

Mi hanno sempre fatta sentire sbagliata, diversa, inadatta.
Crescendo mi sono sentita ripetere mille volte che sono venuta al mondo per errore. Continua a leggere “Un’estranea in questo mondo”