Natale

Il Natale scatena in me emozioni contrastanti.

Amo allestire il nostro albero di Natale, spelacchiato ma bellissimo, insieme al mio bimbo, e il presepe, a cui manca sempre qualche statuetta (quest’anno ho perso un Re Magio!)
Riempire la casa di addobbi di dubbio gusto, almeno secondo Marito.
Preparare il calendario dell’Avvento per mio figlio.
Leggergli favole e guardare cartoni a tema natalizio.
L’odore di cannella. Le candele accese. I regalini inaspettati da parte delle colleghe. Le luci che illuminano il centro. Mi piacciono persino quegli orribili Babbo Natale che si arrampicano per le facciate delle case!

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La magia

Ieri sera, prima di andare a letto, io e il mio bimbo abbiamo sistemato una ciotola di latte, qualche carota (lui ha insistito per aggiungere dei mandarini) in giardino. Gli ho spiegato che servivano per sfamare l’asinello di Santa Lucia, che durante la notte sarebbe venuta a portargli dei regali.

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W Halloween!

Mi è sempre piaciuto Halloween.

E no, per favore non iniziate a dire che è una “carnevalata”, una stupida festa importata dall’estero, che le nostre tradizioni in onore dei morti sono migliori ecc. ecc.
Non ho intenzione di scatenare qui la solita, annuale, polemica Halloween vs Tradizioni Italiche, ma solamente condividere con voi i miei ricordi.

Ho vissuto negli States e mi sono portata nel cuore diverse tradizioni americane, ma amo Halloween da ben prima di andare a studiare all’estero, e lo amo proprio perché è una carnevalata! Così considero questa festa, una specie di secondo Carnevale, e credo che per onorare i morti ci siano ben altri modi, più rispettosi. Questa è solo una festa come un’altra, almeno per me.

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Stupido, stupido cuore

Ieri ho rivisto mio padre.

Ci siamo parlati l’ultima volta tre anni e mezzo fa, quando l’ho incontrato per caso al supermercato.
Quella è stata l’unica volta in cui abbia visto mio figlio, il suo unico nipote, e l’ultima in cui abbia incontrato la sottoscritta…. Ovvero la sua, altrettanto unica, figlia.

Prima di allora, ci eravamo incontrati nel 2013 (di nascosto da mia madre, che è sempre stata gelosa di noi – giusto per farvi capire in che famiglia disfunzionale sono cresciuta).

Incontro che mi fece capire che avevo perso per sempre mio padre, e che non ci saremmo mai più ritrovati. Soprattutto, che a lui non interessava affatto ritrovarmi.

Ieri l’ho visto solo per un attimo, io ero in macchina e lui stava andando in bici nella direzione opposta. Non mi ha vista.
E’ cambiato tantissimo. I suoi capelli erano tutti argentati. Beh, è normale, dato che ha quasi 60 anni.

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La guastafeste

Quando ero bambina, amavo scappare.
Lo facevo spesso. Lo facevo per attirare l’attenzione.

Mi piaceva andare alle feste di compleanno dei miei compagni di scuola; essendo una bimba molto timida, però, dopo un po’ di tempo mi sentivo soffocare in mezzo a tutto quel rumore, quelle risate, quei giochi…
Mi sentivo fuori luogo, imbranata, come sempre. Non sono mai stata brava a destreggiarmi in situazioni dove sono costretta ad affrontare tante persone.

E, così, ad un certo punto, scappavo. Sempre. Inevitabilmente.

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Correre

Adoro correre al mattino presto, quando la città è ancora addormentata e le strade sono vuote.
La corsa è il mio irrinunciabile rituale domenicale, se per cause di forza maggiore sono costretta a saltarlo mi sento fisicamente male. E in colpa verso me stessa.

Non sono mai stata una grande sportiva, anzi, fino a poco più di due anni fa prendevo pesantemente per i fondelli i “runner” della domenica mattina.
Non avevano niente di meglio da fare?

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Il pianerottolo

Se qualcuno mi chiedesse qual è il ricordo più vivido della mia infanzia, mi verrebbe subito in mente questa immagine: una bambina ferma immobile nel bel mezzo di un pianerottolo, davanti al portone della casa dove abitava con i suoi genitori.

Quella bambina, naturalmente, ero io.

Una volta tornata da scuola con il pullman ero costretta a trascorrere, ogni dannato giorno, un tempo infinito su quel pianerottolo.
Mia madre conosceva benissimo l’orario del mio rientro da scuola, eppure, ogni giorno, all’ora di pranzo telefonava al suo amante, con cui si intratteneva per ore.

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