Cosa vuol dire essere ipersensibile?

Da bambina ero convinta che il mondo intero fosse come me.

Che tutti si mettessero a piangere davanti all’arcobaleno.

Che il cuore di ogni essere umano si stringesse in una morsa vedendo una vecchina camminare curva per strada.

Che chiunque si sentisse in colpa dopo aver (involontariamente, ovvio!) schiacciato una formica. Nella mia mente era inconcepibile che qualcuno potesse farlo di proposito!

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Di notte, sentire

A volte soffro di insonnia. E allora mi giro e rigiro nel letto, nervosamente, finché non decido di restare immobile e aspettare, speranzosa, che il sonno mo abbracci.

Spesso occorre molto tempo, e in quei lunghi minuti tendo l’orecchio e scopro che la notte, benché buia e immobile, è piena di mille rumori diversi.

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Aprire le orecchie, tendere le mani

Da qualche settimana al lavoro seguo una nuova attività, affiancata da una collega che non conoscevo prima, una signora di mezza età. La chiamerò Chiara.
I miei vecchi colleghi mi hanno fatto gli auguri quando hanno saputo di questo spostamento… E ne ho subito capito il motivo.

Chiara è totalmente dedita al lavoro. Non fa pause pranzo, raramente va a prendere il caffè, se oso distrarmi un secondo mi chiede a che punto sono con le pratiche da sbrigare.

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Il mio cuore è trasparente

La maggior parte delle persone che incontro ogni giorno è capace di tenere a freno le emozioni, mascherarle, ignorarle. Di controllare le reazioni del proprio corpo.
Io, no.

La cosa che odio più di me stessa è la mia sincerità.
Sono sincera, senza volerlo.

Assorbo le emozioni come una spugna, difficilmente riesco a lasciarle andare… Quelle positive sono le prime ad evaporare, mentre l’ansia, la tristezza, la paura, restano a macinare dentro di me, ad annerirmi l’animo.
Basta guardarmi negli occhi per capire cosa provo. Mi sento perennemente nuda davanti agli altri.

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Ipersensibilità: dono e condanna

Essere una persona altamente sensibile è un dono e una condanna, al tempo stesso.

Io sento. Sento tutto.

Sento tutto in maniera molto più amplificata rispetto alle altre persone.

Ne sono sempre stata consapevole, fin da bambina.
Non riuscivo, come facevano i miei compagni di classe, a deridere i ragazzini più sfortunati di me.
Mi sentivo il cuore stringere in una morsa quando vedevo una persona anziana camminare lentamente per la strada.
Provavo un enorme senso di colpa se per sbaglio pestavo una formica, e stavo male se mio padre uccideva un ragno in casa.

Diventando adulta queste sensazioni si sono fatte sempre più forti, perché ovviamente sono sempre più consapevole della sofferenza che ogni giorno si manifesta attorno a noi.

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