La magia

Ieri sera, prima di andare a letto, io e il mio bimbo abbiamo sistemato una ciotola di latte, qualche carota (lui ha insistito per aggiungere dei mandarini) in giardino. Gli ho spiegato che servivano per sfamare l’asinello di Santa Lucia, che durante la notte sarebbe venuta a portargli dei regali.

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È stato il bambino con la maglietta grigia

Mio figlio, soprannominato PuntinoLuminoso, ha un ritardo del linguaggio piuttosto importante.
A quasi 4 anni, praticamente ancora non parla e il suo vocabolario è formato da pochissime parole.

Mi sono accorta che c’era qualcosa che non andava quando aveva solo due anni. Tutti, parenti compresi, dicevano: “prima o poi inizierà a parlare e non lo sopporterai più!”, ma io ho seguito il mio istinto e ho parlato della questione con la pediatra.

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Sangue.

Quando mi fermo un attimo a pensare, realizzo cose incredibili.

Ad esempio, mi sono resa conto che l’unica persona con cui abbia un legame di sangue e che sia oggi presente nella mia vita è… Mio figlio.

Non ho nessun altro, legato a me in maniera così indissolubile, vitale, naturale…

Nessuno che mi ami, almeno.

Non mi sono mai curata molto dei legami di sangue. Non ho mai considerato i famigliari, i parenti, più importanti delle altre persone nella mia vita.
Ho sempre creduto che i legami che costruiamo nella nostra esistenza vadano al di là del puro e semplice sangue.

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