Calore

Fino all’ultimo istante di lavoro, ovvero le ore 13 della Vigilia, mi sono dovuta sorbire le lamentele delle colleghe che per queste feste avrebbero dovuto ospitare mille parenti, occuparsi di fare da mangiare e pulire meticolosamente casa, per poi ritrovarsela sottosopra a causa dello scompiglio portato da tutti i bimbi – figli, nipotini, cuginetti – che li sarebbero venuti a trovare.

Ho dovuto pazientemente consolare chi mi ha confessato di essere ingrassato da inizio dicembre a causa di tutti gli aperitivi, le cene e gli apericena in compagnia degli amici.

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Stupido, stupido cuore

Ieri ho rivisto mio padre.

Ci siamo parlati l’ultima volta tre anni e mezzo fa, quando l’ho incontrato per caso al supermercato.
Quella è stata l’unica volta in cui abbia visto mio figlio, il suo unico nipote, e l’ultima in cui abbia incontrato la sottoscritta…. Ovvero la sua, altrettanto unica, figlia.

Prima di allora, ci eravamo incontrati nel 2013 (di nascosto da mia madre, che è sempre stata gelosa di noi – giusto per farvi capire in che famiglia disfunzionale sono cresciuta).

Incontro che mi fece capire che avevo perso per sempre mio padre, e che non ci saremmo mai più ritrovati. Soprattutto, che a lui non interessava affatto ritrovarmi.

Ieri l’ho visto solo per un attimo, io ero in macchina e lui stava andando in bici nella direzione opposta. Non mi ha vista.
E’ cambiato tantissimo. I suoi capelli erano tutti argentati. Beh, è normale, dato che ha quasi 60 anni.

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La valigia in un angolo, i sogni nel cassetto

Da anni tengo una valigia, un piccolo trolley, in un angolo della camera.

Non è che viaggi così spesso da doverla tenere sempre pronta all’uso, purtroppo, però è lì, e non mi va di spostarla.

Ogni sera, prima di andare a letto, il mio sguardo si posa su quel trolley. E ogni sera sogno di riempirlo e di scappare via. Lontano. Lontano.

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La guastafeste

Quando ero bambina, amavo scappare.
Lo facevo spesso. Lo facevo per attirare l’attenzione.

Mi piaceva andare alle feste di compleanno dei miei compagni di scuola; essendo una bimba molto timida, però, dopo un po’ di tempo mi sentivo soffocare in mezzo a tutto quel rumore, quelle risate, quei giochi…
Mi sentivo fuori luogo, imbranata, come sempre. Non sono mai stata brava a destreggiarmi in situazioni dove sono costretta ad affrontare tante persone.

E, così, ad un certo punto, scappavo. Sempre. Inevitabilmente.

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Correre

Adoro correre al mattino presto, quando la città è ancora addormentata e le strade sono vuote.
La corsa è il mio irrinunciabile rituale domenicale, se per cause di forza maggiore sono costretta a saltarlo mi sento fisicamente male. E in colpa verso me stessa.

Non sono mai stata una grande sportiva, anzi, fino a poco più di due anni fa prendevo pesantemente per i fondelli i “runner” della domenica mattina.
Non avevano niente di meglio da fare?

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